Cave di Arzo

©ENRICO SASSI ARCHITETTO

Il progetto di riqualificazione dell’area e del riuso degli stabili delle cave di Arzo, promosso dal Patriziato di Arzo, ha avuto un processo di gestazione lungo e complesso, ciò che è stato realizzato è il frutto di numerose discussioni e del continuo ripensamento e aggiustamento delle idee iniziali.

Nel quartiere di Arzo, è presente una breccia sedimentaria comunemente chiamata Marmo di Arzo. L’inizio dell’attività estrattiva di questa pietra utilizzata in tutta Europa, risale al 1300. Dopo 6 generazioni la ditta Rossi & Ci. ha chiuso i battenti nel 2009 e gli stabili sono stati acquistati nel 2011 dal Patriziato di Arzo, con l’intento di riqualificare l’intera zona e riprendere l’attività estrattiva.

@LUCA FERRARIO

Il sito del progetto comprende la cava di marmo Macchiavecchia lungo la strada cantonale che collega Arzo a Meride, caratterizzata dalla presenza di una grande gru e dal fronte di scavo ai piedi del quale sono depositati numerosi blocchi di marmo; qui sono ubicate le antiche baracche e la struttura coperta sotto la quale venivano segati i blocchi prima di dare seguito a ulteriori lavorazioni.
Addentrandosi nel bosco si incontra una zona per il deposito alla quale segue la cava di marmo Broccatello e il grande spazio risultato dalla dismissione dell’attività di produzione di inerti, denominata Ex-Cava Caldelari, area caratterizzata da valori naturalistici molto significativi. Dal punto di vista geologico e paleontologico tutto il comprensorio delle Cave appartiene a un geotopo comprendente rocce di età triassica e giurassica la cui importanza scientifica è riconosciuta a livello mondiale.

©FILIPPO SIMONETTI

Dal 2003, il comparto appartiene alla zona tampone del sito UNESCO Monte San Giorgio. Di rinomanza mondiale è anche l’importanza geologica della ex cava Caldelari, testimoniata da numerose pubblicazioni dedicate al tema delle fasi tettoniche e alla comprensione della paleogeografia delle Alpi.
Affiorano qui le rocce della Formazione di Tremona, nota anche come “Retico”, e quelle del Broccatello che costituiscono un giacimento fossilifero che contiene concentrazioni di fossili in banchi o tasche (principalmente brachiopodi, crinoidi e spugne), risalenti al periodo Giurassico (199-145 milioni di anni fa).
Dal punto di vista della vegetazione l’area è caratterizzata da stillicidi, da ambienti ruderali umidi, ambienti ruderali secchi, prati magri. Dal punto di vista faunistico le cave sono importanti per quanto attiene ad alcuni gruppi tassonomici quali ortotteri, lepidotteri, rettili e uccelli.

@Filippo Simonetti

L’elaborazione del progetto è iniziata per volontà del Patriziato di Arzo nel 2012, con un primo studio sulle potenzialità dell’area. Sin dai suoi primi passi il progetto ha beneficiato del sostegno dell’ERS-MB (Ente Regionale Sviluppo Mendrisiotto e Basso Ceresio), vantando anche il patrocinio di Mendrisiotto Turismo e della Fondazione Monte San Giorgio.

@GIAN PAOLO MINELLI

Il progetto di riqualificazione dell’area e riuso degli stabili comprende tre ambiti: il Sentiero Didattico (percorso che collega le antiche cave ubicate nel bosco soprastante), l’Anfiteatro Naturalistico (progetto di riuso e valorizzazione dell’antica cava grande “Ex- Caldelari”, ca. 4’500 metri quadrati con importanti valori naturalistici); il Laboratorio nella cava (ristrutturazione a fini didattici e museografici delle antiche baracche nelle quali veniva lavorato il marmo).

©ALBERTO CANEPA

Sentiero Didattico – A monte dell’attuale cava di marmo esistono numerose antiche cave ormai dismesse. Il progetto prevede di organizzare e segnalare un percorso pedonale (sentiero didattico) che conduce alle antiche cave dismesse che testimoniano delle diverse tecniche di estrazione (scalpello, filo elicoidale) e dei diversi tipi di pietra (Macchiavecchia rossa, Rosso Arzo, Broccatello).

All’inizio del sentiero è stato costruito un edificio che ospita i servizi igienici pubblici. La platea è stata realizzata con calcestruzzo prodotto con inerti appositamente fabbricati frantumando il marmo, la superficie della platea è stata levigata per rendere visibili gli inerti. Il volume che ospita i bagni è interamente costruito con blocchi di marmo, la copertura translucida è sorretta da travi metalliche HEB. Le porte sono in griglia metallica ossidata.

La struttura riceve luce dall’alto e ventilazione naturale dalla fascia libera tra la copertura e le pareti. Il lavandino è stato fabbricato con un antico blocco di marmo cavato a mano. Le pareti sono state costruite utilizzando blocchi di marmo dalle diverse superfici e finiture.

@FILIPPO SIMONETTI

Anfiteatro Naturalistico – L’area della Ex-Cava Caldelari è una zona di grande valore naturalistico (geologico, paleontologico, floristico e faunistico). Il progetto denominato “Anfiteatro Naturalistico” è stato elaborato in collaborazione con lo studio di ingegneria ambientale Oikos 2000 e prevede una sistemazione che rende agibile lo spazio salvaguardando gli ambienti particolarmente significativi, creando biotopi specifici per la valorizzazione delle qualità naturalistiche del sito. Il progetto ha riordinato una zona che era ingombra da detriti di cava, sostituiti da una serie di quattro gradonate in blocchi di marmo, disposte ad emiciclo. Le gradonate possono essere utilizzate come sedute e permettono l’organizzazione di eventi aperti al pubblico.

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È stata costruita una passerella in legno di robinia prodotta dai boschi locali per completare il percorso pedonale e attraversare la zona dei “prati paludosi”, costeggiando la parete della cava. Il percorso conduce fino all’area caratterizzata dalla presenza di imponenti muri in calcestruzzo armato (basamento del vecchio impianto di frantumazione) che sono stati messi in sicurezza grazie alla costruzione di un parapetto composto da tondini da cantiere. L’area, denominata “baluardo panoramico”, sovrasta la cava ed è stata attrezzata con tre tavoli costruiti con lastre di marmo. Il percorso si collega con il sentiero soprastante tramite una scala costruita in marmo e legno. Sono stati anche fabbricati due nuovi biotopi: un piccolo stagno, che raccoglie l’acqua piovana che defluisce dall’aera e un “biotopo per piccola fauna”, collina-pietraia in marmo, per sostituire l’habitat eliminato con la costruzione delle gradonate.

@LUCA FERRARIO

Laboratorio nella Cava – Il progetto Laboratorio nella cava consiste nella ristrutturazione e nella valorizzazione degli antichi stabili dell’insediamento produttivo originale che è composto da due corpi di fabbrica distinti: un volume principale (denominato baracca di marmo) e un volume secondario che organizza l’accesso e la distribuzione.

@LUCA FERRARIO

Il prospetto dell’edificio principale è rivolto verso la strada cantonale ed è interamente costruito con blocchi in marmo. Questa particolarità è stata valorizzata grazie a una nuova copertura che ne mette in evidenza il materiale e la tecnica costruttiva. La nuova copertura non ha gronda e rimane arretrata rispetto al filo della facciata; quando piove l’acqua cola sui blocchi, bagnandoli, e mettendo in evidenza i colori del marmo. Le bucature del prospetto originale (una porta e finestre) sono state sigillate con lastre in marmo per conferire unità materiale al prospetto, che si presenta come un unico grande blocco di marmo nel quale rimangono incisi i segni della facciata originale. Le vecchie coperture sono state sostituite. È stata tuttavia mantenuta la capriata originale in legno della “Baracca di marmo”, particolarmente caratteristica. Per questioni legate alla sicurezza statica della copertura, l’antica capriata è stata affiancata da due nuove capriate metalliche. Il corpo di fabbrica che organizza l’accesso è stato coperto con un nuovo tetto, rivestito con lastre di marmo.

©FILIPPO SIMONETTI

Tutti gli altri volumi sono stati coperti con lastre ondulate in policarbonato trasparenti, che permettono l’illuminazione zenitale degli spazi. Sono stati costruiti nuovi servizi igienici il pavimento dei quali è stato rivestito con strisce alternate in marmo di Arzo, Macchiavecchia grigia, e marmo Verde Alpi; il lavandino è stato fabbricato scavando un antico blocco di marmo Rosso di Arzo, cavato a scalpello.

©FILIPPO SIMONETTI

Le due porte di accesso originali (in metallo) sono state restaurate e riusate, così come le due antiche porte in legno all’interno dell’edificio. I locali del laboratorio sono stati mantenuti e i macchinari originali per la lavorazione della pietra sono stati restaurati. All’interno della “baracca di marmo” è stato anche collocato un antico motore diesel Hatz del 1925 che aziona un meccanismo di rinvio (volano) il quale mette in movimento un filo elicoidale. Il filo passa all’esterno attraverso un sistema di piantane con ruote di rinvio e permette di illustrare la tecnica del taglio del marmo con il filo elicoidale.

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©MARCELO VILLADA ORTIZ
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Cave di Arzo – riqualifica e valorizzazione

Progetto

2017

 

Foto

Gian Paolo Minelli

Marcelo Villada Ortiz

Alberto Canepa

Filippo Simonetti

Luca Ferrario

Scheda tecnica

Committente: Patriziato di Arzo

Architetto: Enrico Sassi

Collaboratrici: Roberta Blasi, Irene Lucca

Ingegnere civile: Pietro Brenni, Brenni Engineering SA

Ingegnere ambientale e consulenza naturalistica: Oikos 2000 Sagl

Ingegnere elettrotecnico: Dante Solcà, Elettro Dinamic Sagl

Progettazione immagine grafica e web: Valentina Rossi

Impresa: Riva Costruzioni SA

Scavo, movimento e sistemazione pietra: Contrabi SA

Taglio pietre: Nuova Fresabeton SA

Marmisti: Valentina Rossi, Oreste Rossi

Impresa forestale: Eco 2000 SA

Elettricista: Arrigo G&A SA

Sanitario: Fieni Danilo e figlio SA

Carpentiere: Fratelli Colombo Sagl

Fabbro: Roberto Stefanetti SA

Pavimenti: Manutecnica SA

Falegname: Antonio Cattaneo

Pittore: Marco Rossi

Sigillature: Isoresine SA

Sabbiatura criogenica: Moor Sabbiatura Criogenica

Meccanici: Giovanni Ballerini, Orio Bianchi, Giovanni Pagani, Brunello Pontiggia, Gianpiero Rossi

Date

Progetto preliminare ottobre 2011

Progetto esecutivo aprile 2017

Apertura costruzione settembre 2017

 

Dimensioni

Area suoerficie 5000 MQ